(VIDEO – MARCO MONTEMAGNO PRESENTA GLI ULTIMI 5 TREND DELLA COMUNICAZIONE POLITICA DIGITALE)
Elezioni, il trend arriva dagli Usa: “I partiti sono applicazioni”.
Ne avevamo già parlato con Marco Montemagno in questo video e il lancio della piattaforma Dashboard da parte di Barack Obama – in vista delle Presidenziali di novembre – conferma la tendenza: Internet sta diventando decisivo per lo sviluppo della politica, la tecnologia si sta democratizzando e di conseguenza i candidati spingono i loro stessi sostenitori a diventare informatici.
Insomma, ora sono proprio i sostenitori e futuri elettori a sviluppare applicazioni per i loro candidati. Un sillogismo inevitabile, tecnologicamente parlando. E mentre il candidato repubblicano Romney punta tutto sulla Tv, il democratico Obama continua a investire su Internet.
LA PIATTAFORMA DASHBOARD LANCIATA DA OBAMA
Obama si gioca la rielezione con Dashboard, una piattaforma creata dal suo staff. Non è ancora stata lanciata ufficialmente, ma The Guardian ha già anticipato come funziona e i sostenitori del presidente degli Stati Uniti stanno imparando a usarla. Il quotidiano britannico l’ha addirittura definita “il Sacro Graal dell’organizzazione dell’attivismo online”.
Ricorda vagamente Facebook: ogni iscritto ha una sua pagina personale e un flusso di aggiornamenti che gli vengono notificati in bacheca, può unirsi a dei sottogruppi, confermare o meno la partecipazione agli eventi in agenda e interagire con gli altri membri. La differenza sostanziale con il social network è che Dashboard è una piattaforma con fini politici: aiutare i sostenitori di Obama a coordinare e potenziare gli sforzi in vista della campagna per la rielezione.
Dashboard riflette al contempo due nuove tendenze: la nascita di piattaforme di settore, pensate esclusivamente per la politica, e l’affermarsi di una politica sempre più partecipata, in cui gli stessi sostenitori diventano informatici e creano applicazioni per portare il loro candidato alla vittoria.
Se il 2008 era stato l’anno dei social network e Obama era stato incoronato da alcuni commentatori come il primo “Social media President”, nel 2012 i democratici sperano di (ri)eleggere il primo “Data President”. Data significa dati, il motore di Dashboard è costituito infatti da tre grandi database: Vote Builder, che contiene i dati anagrafici di 190 milioni di iscritti alle liste elettorali; la lista che raccoglie i finanziatori della campagna Obama for America; e infine l’elenco dei supporter online, composto da 23 milioni di e-mail raccolte nel corso degli ultimi 4 anni e della campagna precedente.
IL FUNZIONAMENTO DI DASHBOARD
Quando ci si collega alla pagina iniziale di Dashboard, all’interno del sito Barackobama.com, viene richiesto di inserire il proprio codice postale e l’indirizzo della strada in cui si abita, in modo che il sistema possa scoprire quali sono i gruppi di supporter del candidato democratico più vicini geograficamente e suggerire un elenco di team ai quali è possibile aderire.
Fatta la propria scelta, e creato con username e password un profilo, si ha finalmente accesso alla bacheca personale, composta da otto schede: Latest Activity, My Team, Events, My Messages, Groups, Make Calls, Get Fired Up, Numbers. Tutto quello che occorre per avere accesso via Pc o smartphone a una centrale operativa online tramite cui ogni singola cellula del grande bacino di supporter del presidente americano può restare in contatto con le altre.
Nella sezione “Numbers” si ha accesso a ogni tipo di statistiche sull’attività di ciascun membro del team: quanti indirizzi e-mail ha raccolto, quanti i contatti telefonici tentati e quanti andati a buon fine (le telefonate possono essere fatte direttamente online, tramite la scheda “Make Calls”), a quanti incontri del team ha partecipato, e così via.
OBAMA CONTRO ROMNEY, INTERNET VS TV
Lo staff di Obama punta molto su Dashboard per controbilanciare, con la mobilitazione popolare e il passaparola, lo strapotere dei repubblicani in termini di advertising televisivo. E’ notizia di questi giorni che Fox News, la Tv più seguita dall’ultraconservatore Tea Party, si sta mobilitando attivamente per le elezioni Usa.
La prima mossa è il lancio di un servizio politico di 4 minuti che assomiglia molto a uno spot elettorale.
IL SUPERPAC DI FOX NEWS: IL SERVIZIO-SPOT ELETTORALE
In America li chiamano Super Pac, sono filmati elettorali studiati per demolire l’avversario. E con questo servizio di 4 minuti Fox News non si risparmia. A partire già dal titolo, che prende in giro i famosi slogan di Barack come ‘Hope’ e ‘Change’: “Guardiamo indietro cos’é cambiato in questi ultimi 4 anni…”.
Il video, visibile sul blog di Ansa Usa www.potus2012.it, fa un elenco di accuse all’inquilino della Casa Bianca sulle sue promesse mancate: dalla riduzione del debito, al calo della disoccupazione, alla diffusione dei tristemente noti foodstamps, i buoni pasto per i più poveri; il boom del prezzo della benzina e persino il rincaro dei cibi.
Il montaggio, la grafica, la sequenza di dichiarazioni estrapolate e immagini di disperazione e dolore è quella tipica di uno spot elettorale, anche se si tratta di un servizio dell’all-news del Gruppo Murdoch per rinfrescare la memoria degli americani.
Dalla disoccupazione all’aumento dei prezzi della benzina, con l’immagine animata di un salvadanaio che ruzzola giù per le scale, lo spot denuncia l’inarrestabile aumento del debito federale americano – senza mai citare le date della crisi finanziaria scoppiata sotto l’amministrazione Bush – e si conclude con le parole di Obama: “Questo è il cambiamento che cerchiamo. Questo è il cambiamento che può arrivare”. Insomma, un servizio-spot elettorale in tutto e per tutto uguale a quelli dei Super Pac Repubblicani, i comitati anti-Obama.
Il tutto accompagnato da una musica ansiogena. Insomma, per la Fox è tutta colpa di Obama.
Internet contro la Tv, Obama vs Romney: chi (e quale media) la spunterà tra democratici e repubblicani alle prossime presidenziali?






